... la Fine è imminente... a te la scelta... fuggire o metterti comodo in poltrona a godertela!
FACEBOOK: Aleks Kuntz... ma scrivimi che arrivi da splinder!
Con buona pace di chi sostiene che non si può predicare quello che ora predicherò da sinistra…
Io sostengo che il popolo cinese, per una serie enorme di ragioni, sia un pericolo concreto per l’umanità tutta. E sia uno degli acceleratori più efficaci della catastrofe che si possano ritrovare nel percorso del nostro pianeta verso la soluzione definitiva.
Allora… vi piacerebbe nascere in una gabbia grande abbastanza solo a contenervi, farvi infilare in corpo un catetere e farvi mungere per tutta la vita senza possibilità di muovervi? Per tutta la vita? A me no! E lo trovo na barbarie senza fine. Senza definizione possibile. Senza pena immaginabilmente proporzionata!
Se fosse una episodica sfuriata di folklore… io non mi permetterei di calcare così la mano ma… anche il governo (con cui noi trattiamo quotidianamente) incentiva, permette e tutela con appositi provvedimenti le linee di produzione della bile. Permette, tutela ed incentiva questa barbarie. Un essere vivente segregato a vita in uno spazio a malapena sufficiente a contenerlo, munto di una sostanza inutile… per fini commerciali! In tutto il territorio cinese!
Credo basti per far riflettere… ma vi linko un indirizzo video…
Invece la CEI si intasca tutto… e decide di propria iniziativa come dividere i soldi. Alle missioni va davvero pochissimo. I vostri soldi? Una quota degli stipendi… ovviamente prima di cardinali e vescovi. Come se non bastassero tutte le partecipazioni che attraverso le loro banche hanno in una serie di simpatiche aziende (Leggi Krupp, azienda leader nel mondo nella produzione di carri armati). Ai sacerdoti di frontiera vanno gli spiccioli… e nemmeno i diritti d’autore sul nome e cognome… che tanto è tutto inventato.
Mi sento preso in giro a saperlo… e mi incazzo…
Sarei contento di devolvere il mio 8x1000 ad enti specifici: la tal parrocchia, la tal comunità , il tal progetto… invece se lo do alla chiesa… tutto in un unico calderone col diritto di prelazione di signori che non hanno bisogno dei miei soldi. Teoricamente non ne hanno bisogno… in pratica li succhiano quasi fino all’ultimo centesimo (che, non dimentichiamolo… lui e solo lui è invece destinato a Don Giampaolo di cui sopra). Ma questo non si può fare… c’è il 5x1000 per quello… meno soldi, ok, ma puoi destinarli dove meglio credi.
Non fatevi prendere per il culo… ripetetevi… Don Giampaolo non esiste! E se il 5x1000 volete darlo alla Chiesa… scegliete bene l’ente, non fatevi fregare. Scegliete un percorso specifico e sicuro. Suggerirei la comunità di Sant’Egidio: trasparente nella gestione, coraggiosa nell’operato quotidiano, favolosa nel progetto (far nascere bimbi sani da mamme sieropositive). Attenti a come destinate i vostri soldi. Il 5x1000 non è tanto… ma immaginate un sacco di 5x1000 spesi male!
per un disguido tecnico la puntata di ieri di "D'amore, di morte e di altre Accademie" non è andata in onda. Riprenderà regolarmente giovedì prossimo. Ed ora...
La Sicurezza del Venerdì
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L’acqua fa male! Cioè… non ha mai fatto male a nessuno ma… qualcuno da tempo lo sostiene.
Entra in casa tua con la scusa di una simulazione gratuita. E di una lezione di fisica a basso costo su concetti come l’osmosi inversa e l’elettrolisi. Che ai tempi non del colera, ma della crisi, buttale via le lezioni gratuite. La dimostrazione dura dall’ora all’ora e mezzo. Richiesta ed indispensabile la presenza di tutta la famiglia riunita.
“Qui si parla di salute…” ed un sorriso ammiccante danno più o meno l’inizio a questo rito collettivo nel quale la santissima acqua di casa, quella in bottiglia di PET per capirci, viene sottilmente demonizzata con tecniche di convincimento psicologico ben rintracciabili in:
- una serie sterminata di manuali d’accatto per autodidatti da supermercato
- i manabili segreti di simpatiche sette come la CIA, i piccoli torturatori arabi, il KGB et similia
Non usano mai l’indicativo presente… sarebbe troppo facile dire “L’acqua delle bottiglie, signora, è il demonio”. Il risultato sarebbe un gavettone, lezione a monte, a monte la vendita… a monte il lavoro. No… il condizionale… che è più efficace per… spaventare. Ovvio, in totale assenza di studi medici che dicano – anche solo uno – “Sì, i signori dell’osmosi inversa hanno ragione!”
“Ma lei può sempre bere l’acqua del suo rubinetto signora che è buona, qualitativamente controllata ed a bassissimo residuo fisso (le famose particelle)”. Solo che poi incomincia un altro sottilissimo discorso su quanto sono sporche le autoclavi di questi tempi, su quanto arrugginiti siano i tubi che portano in casa l’acqua e… così via…
A parte che purtroppo il giornalismo di cronaca spesso omette una serie di particolari interessanti e davvero irrinunciabili del tipo:
- Cosa indossava esattamente l’assistente mentre usciva dalla porta sotto il pressante ma crediamo educato invito della forza pubblica? Non è cosa di poco conto, infatti, capire se, oltre ad arrivare al portone, entrarvi e salire le scale sia anche riuscito a sfilarsi la parte di sopra o quella di sotto. Indossava ancora le scarpe? Era in calzini? Di che colore please?
- Quali sono state le parole, le prime, udite dai vicini mentre si avviava il compassato chiarimento tra moglie e marito? L’incredibile forza d’animo del docente, già manifestata con le semplici parole “Vi prego di scusarmi” non può aver partorito un semplice “Puttana – Vecchia stronza”… sono sicuro che ci sia stata una ricerca molto più fine. Tutta da indagare.
- Quali sono i commenti nel bar sotto la questura. Nessun giudizio sugli attori in causa può essere più obiettivo di quello fornito dagli operatori che hanno prestato il primo intervento.
Dopo le scazzottate in autolettiga per “lavar nel sangue” l’onore ferito, anche davanti ai bambini… il cortese cornuto entrato oramai a pieno diritto nella classifica degli emblemi viventi della commedia sexy all’italiana – nella parte ovviamente del perdente – squarcia un velo sul triste destino riservato al baronato…
Per ora i precari vi prendono le mogli… domani passiamo alle cattedre!
“Tu sei Dardi… ne sono sicura… ci siamo conosciuti per caso sul treno per Taranto… ricordi?” “Scendevamo da Ancona?!”
“No… almeno io no… venivo giù da Roma…tu sei Dardi… non sapevo fossi anche tu di qui…”
“Chi sono io?!”.
La ragazza scosse la testa, gli si avvicinò fissandolo e guardando le due memorie magnetiche che l’uomo aveva adagiato ai suoi piedi “Hanno collassato anche le tue?”
“Come hai detto che mi chiamo?” fece lui con aria smarrita e cogitabonda… “Il nome mi suona familiare… mi ricorda qualcosa… è da quando sono uscito da quel negozio che non ricordo più nulla… ero venuto qui con… con queste memorie… e…”
“Dardi… Dardi…” un sorriso prese ad accendersi sul volto spigoloso dell’uomo, immediatamente seguito da un repentino e preoccupatissimo punto di domanda “Sì, ma Dardi come? Avrò un nome…”
“Questo non lo so, caro… per me sei Dardi di Dardinet… e basta…”.
Come folgorato da fotovoltaica illuminazione, con uno scatto l’uomo si mise in piedi. Guardò la folla tremante e preoccupata. Fissò ancora una volta le sue memorie magnetiche che giacevano lì ai suoi piedi. Le sollevò in aria come volesse quasi esporle in trionfo… poi, con uno schianto fragoroso le schiantò in terra. Tutte e due assieme.
“Io sono Dardi – un momento di silenzio… ma non era una pausa da scandire col tempo ed il tono giusto, non era una sincope cercata… semplicemente si rendeva conto di non avere un nome, di non ricordarlo. – Sono… il Signor Dardi!”.
La folla ammutolì di schianto. Qualcuno alzò gli occhi verso di lui. Qualcuno lasciò cadere di stupore quanto portava in mano e si mise in ginocchio.
“Sei a rosso coglione!” e non credo sia passata inosservata o inascoltata come notizia. La spia si è accesa da qualche minuto secondo. Il nostro pianeta è attualmente in riserva. Abbiamo consumato ben tre mesi prima del concesso tutte le risorse che la terra garantisce ogni anno di poter riprodurre e rimettere in disponibilità .
Questo vuol dire che il nostro motore comincerà a consumare la porzione di risorse che solitamente il pianeta non permette di usare. E significa che l’anno venturo cominceremo comunque con un deficit non ripianabile.
Con quello che costa la benzina – e si passi il gioco di parole!
Sveglia a tutti! Piantatela di fare finti moralismi e mettetevi in poltrona. La soluzione è il sistema Bikini. Altro che il bambino nel cestino dell’immondizia che grida “No, che fai mamma? Quel che butti oggi me lo ritrovo sul groppone domani!”. Anche se cominciassimo adesso con una radicale modifica del nostro modus immerdandi signori cari che leggete e vi indignate… i nostri figli saranno comunque destinati al letamaio che abbiamo già preparato loro. Per cui perdonate il disincantato cinismo e per una volta siate obiettivi…
…non ce lo siamo voluto?
Spingere la terra al primo distributore di benzina mi sembra difficile ed abbastanza di cattivo gusto. Io non lo farò. Mi godo la fine in poltrona… vi suggerisco di essere coerenti col vostro stile di vita occidentale, di non usare battute sconvenenti come “Non potevo sapere!” o peggio “Non me lo immaginavo!”… bandire le faccine sconvolte ed accogliere con una bella risata il nostro pianeta che fuma dal cofano, secco sulla piazzola di sosta con le quattro frecce che dardeggiano – finchè ci sarà batteria! Infondo è quello per cui abbiamo sapientemente lavorato ogni giorno!
Mi capita di assistere a spettacoli di enorme tenerezza di fronte a studenti spauriti. Ma anche di assistere al penoso spettacolo di un* tesista più che cinquantenne, alla terza esperienza, che candidamente si fa beccare con le mani nel copincolla. Saccheggiando una serie enorme di testi che io stesso avevo portato perchè fossero consultati. Tentando anche di saccheggiare impunemente un mio saggio bibliografico probabilmente da pubblicare.
E quando dico saccheggiare intendo proprio saccheggiare. Brani interi del libro presi ed incollati uno dietro l’altro. Ciak Ciak Ciak… e la tesi di 78 pagine scritte fitte fitte in Punto 12 invece di un autore (che ha contribuito alla cosa per dodici righi contati e certificabili) ha uno stuolo di fior di esperti della materia presi e depredati così.
In barba ai registri stilistici differenti. In barba alle teorie contrastanti. In barba a tutto.
Come me ne sono accorto? Alla richiesta candida ed obbligatoria “La bibliografia?” mi sono ritrovato davanti un elenco di testi inglesi e tedeschi che nulla avevano a che fare con quelli procurati… tutti rigorosamente citati nei testi saccheggiati.
Si vergogni! E’ la terza laurea… e non ha nemmeno capito che quando copincolla… per non essere beccat* basta trasformare le citazioni bibliografiche usando il testo che si è copiato! E poi… si vergogni… una tesi si scrive. E poi, infine, si vergogni… Qui nessuno è fesso!
Vorrei proprio fare come Mike Bongiorno nel gioco del 9… “Signorina taccia, non mi faccia diventare villano!”…
Sanno sempre dove siamo! E questo non è il classico delirio d un depresso paranoide con manie di persecuzione. Loro sanno dove siamo. Hanno un metodo, un metodo geniale per convincerci a spiarci, seguirci, pedinarci… conoscere perfettamente dove siamo, dove siamo stati… prevedere dove andremo. Philip K. Dick non poteva immaginare un sistema così perverso. Voyeuristico e compoartecipativo.
La perversione probabilmente sta proprio in questo: in una perfetta applicazione mutatis mutandis della Sindrome di Stoccolma considerata per grandissime linee.
Sei in un ipermercato, sei alla videoteca sotto casa, sei dalla Feltrinelli… e dai a tutti loro la chance di spiarti. Acquisti quello che vuoi… paghi… e fai strisciare una tessera punti magnetica. L’azione più semplice e normale di questo mondo. Oppure semplicemente noleggi un film. E strisci la tua tesserina magnetica.
La cornetta tornò al suo posto. Restò un attimo immobile, lì, a pochi passi dal gomito proibito. Ripensò alla seduta interrotta bruscamente… ripensò immediatamente alla mezza seduta che giaceva nel water… senza che avesse scaricato. Poi il suo pensiero fu distratto ancora una volta. Un ronzio, continuo, sommesso, fastidioso. Nella tasca destra del suo pantalone qualcosa si muoveva, si agitava, protestava per essere degnata di un minimo di attenzione. Il vibracall del suo telefonino cellulare gli titillava impazzito il pelo incarnito sotto la fodera della tasca. Qualcuno gli stava telefonando. Tasto verde, comunicazione aperta… senza nemmeno accorgersi di aver cavato di tasca il cellulare ed averlo portato più o mno all’orecchio. Nemmeno un secondo, neppure uno… semplicemente già il raspare di una voce quasi sommessa “D’Agostino? Ti prego corri immediatamente qui… nel mio ufficio…” e la telefonata si interruppe così, bruscamente… esattamente com’era arrivata.
Il professore non aspetta…
Cercando di ritirarsi su le brache nella maniera più consona, risistemarsi e rendersi presentabile, si era quasi dimenticato del mezzo servizio a cui aveva lasciato la sua seduta. Il professore non aspetta… ripetè quella frase sorridendo, mentre le gambe si muovevano scomposte per far calzare meglio i calzoni, buttando i piedi un po’ più in là del suo passo. Il professore non aspetta… e si sentiva quasi uno dei piccoli villain di un fumetto anni ’60 mentre a cavallo corre verso l’antro del supercattivissimo di turno. Ancora qualche passo… in direzione del gomito che girava verso l’ala di quelli che stan su nella catena gerarchica ed alimentare. Oltre quel gomito… le colonne d’Ercole. A pensarci bene la porta del professore era semplicemente un metro e mezzo prima di quel gomito. Non avrebbe potuto vedere cosa c’era oltre quella barriera immaginaria impenetrabile… ma almeno una sbirciatina oltre l’angolo… quella sì. Mentre il mezzo servizio rimasto veniva ricacciato su a pugni nel sedere – prima colpetti, poi mazzate sempre più decise – cominciò a farsi la domanda più sensata: cosa diavolo vorrà il professore da me? Non mi ha mai chiamato in queste sei settimane, mi saluta solo per sbaglio … la maniglia fu a tiro di dito in pochi attimi. La mano destra si strinse sul pomello, la sinistra diede una bussatina leggera… “Avanti!”. E dischiuse la porta…