... la Fine è imminente... a te la scelta... fuggire o metterti comodo in poltrona a godertela! FACEBOOK: Aleks Kuntz... ma scrivimi che arrivi da splinder!


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Grafica: Sonia
Immagine: Virtical
Brushes: Ransie3
Da DeviantArt.

.martedì, 30 giugno 2009.


LA catastrofe è inevitabile
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“La Cina… io Odio la Cina”
Continuiamo su questa falsa riga stravolgendo un po’ il palinsesto settimanale… non mi va di lasciare discorsi a mezz’aria né di tediarvi con un maxipost… quindi… spezzettiamo il discorso!
Un’altra simpatica amenità targata Made in China sono le Fattorie di Pellicce. Fattorie della Bile, Fattorie di Pellicce… tutte fattorie… così nella mente della gente si instilla la convinzione beata che siano luoghi ameni dove trascorrere in mezzo alla natura i propri giorni… col cazzo!
Le fattorie delle pellicce sono nei fatti degli enormi e diffusissimi mattatoi. Qui animali da pelliccia vile (così li chiamano) giungono stipati su camion malandati. Gli animali sono di solito cani, gatti e procioni. Vengono trasportati rinchiusi in gabbie capaci di contenere più o meno tre, quattro animali di piccola taglia. In una gabbia, i simpatici conduttori ne stipano più o meno una ventina… diciamo, fino ad esaurimento dello spazio. Giunti a destinazione i prodotti ancora vivi (perché purtroppo gli animali sono più resistenti degli uomini) vengono buttati giù dal camion ancora stipati nella gabbia. Semplicemente scaraventando la gabbia in terra. La speranza malcelata non è quella che muoiano… ma quella che il prossimo carico giunga prima velocizzando le operazioni di scarico della merce.
Una volta a terra i contenitori vengono impilati. Liberare le creature? Svuotare le gabbie? E perché mai?! Quei contenitori saranno aperti solo alla bisogna, quando si comincerà il lavoro serio e da uomini duri e tutti d’un pezzo. Con un forcipe telescopico – per star lontano dalla bestiola che sarà anche docile ma dopo un trattamento del genere un po’ s’incazza – l’animale viene preso dalla gabbia e, giusto per gradire, tramortito con due o tre belle sbatacchiate della testa in terra. Adesso che la bestiola è più o meno docile e inoffensiva si procede al taglio delle appendici di coda e zampe (solo la parte terminale). L’animale è vivo mentre tutto questo bel mondo dell’atrocità gli si dipana innanzi ed addosso! Successivamente con una serie di tagli simpatici si procede alla asportazione della pelle comprensiva di pelliccia. Sì, il termine tecnico è scuoiamento. L’animale è ancora vivo… guardare per credere!
E sapete perché è ancora vivo? Perché costa farlo fuori. Costa tempo e strumenti… è antieconomico… si può fare anche senza! Tanto, nel sano pragmatismo cinese… dopo muore ugualmente!
Dopo la carcassa di muscoli, ancora viva, viene scaricata a latere. Per macellarla e servirla in tavola… che non si butta via niente!
Nella millenaria nostra esistenza ci siamo sempre coperti le pubende con pellicce. Fino all’invenzione delle stoffe. Purtroppo qualche cretina (qualcuna di troppo invero) usa ammantarsi di cadaveri ancora oggi. E contro questo mi batto quotidianamente nel mio piccolo. Non dimentico ch in Italia si producono pellicce (ma ricordo a tutti che esiste una legislazione che obbliga le fattorie da pellicce italiche – ed oramai anche europee – al rispetto di protocolli di eutanasia prima di procedere allo scuoiamento). Non dimentico che il civile Canada procede da secoli alla mattanza delle foche con l’uso dei randelli… e so io cosa farei con quei randelli ai cacciatori, alle loro mamme, ai loro padri ed ai loro figli… per essere sicuri di bloccare una genia molto ben radicata. Ma non posso non essere incazzato viepiù con i cari cinesi per la loro pratica, utilizzata da noi occidentali per la produzione di oggettini da due lire, portachiavi da bancarella, colli di pelliccia vile ed altre amenità di cui CHIUNQUE potrebbe fare a meno. Oltretutto a crudo ed in quelle condizioni… perché è più economico!
Prima di commentare con fesserie, per non protestare la propria imbecillitĂ , ognuno si faccia un idea guardando qui:


e poi qui:

FINO ALLA FINE!


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.lunedì, 29 giugno 2009.


La catastrofe è inevitabile

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“La Cina… io Odio la Cina!”

Precisazione… qualsiasi commento idiota o che mi faccia capire che non avete nemmeno letto… porterà ad una sporco diffamazione violentissima dell’autore… perché un commento idiota su un post di questo tipo indica che l’autore è un demente mentecatto inatto alla vita ed al mondo!
Con buona pace di chi mi dice che essere di sinistra significa essere tollerante…

Con buona pace di chi sostiene che essere di sinistra importi una accondiscendenza totale rispetto ad una serie di regimi (solo perché in passato sono stati variamente accostabili all’idea di comunismo che personalmente coltivo)

Con buona pace di chi sostiene che non si può predicare quello che ora predicherò da sinistra…

Io sostengo che il popolo cinese, per una serie enorme di ragioni, sia un pericolo concreto per l’umanità tutta. E sia uno degli acceleratori più efficaci della catastrofe che si possano ritrovare nel percorso del nostro pianeta verso la soluzione definitiva.

Ora… prima di continuare, se avete voglia di fare i saccenti ricordandomi che anche gli USA non hanno firmato il protocollo di Kyoto, che in occidente si compiono esperimenti atroci sugli animali e che il nostro stile di vita è incompatibile con il concetto di sostenibilità ecologica siete solo dei dementi… perché questo lo so bene e l’ho già detto!
Quello su cui voglio soffermarmi è un piccolo elenco che da oggi comincerò a tenere sulla pericolosità di alcune abitudini dei cinesi. Alcune barbare abitudini… così, giusto per tratteggiare un po’ i personaggi.
“Le fattorie della bile”… ecco, cominciamo di qui! Nella più che primitiva credenza popolare cinese la bile di una specie particolare di orso, detto della Luna, ha poteri medicamentosi. Ora… tutti noi sappiamo che non è così. Ed anche l’OMS (organizzazione mondiale della sanità) si esprime in tal senso. Eppure in Cina questa porcheria spopola come l’aspirina (poi si chiedono perché hanno una vita spesso brevissima)… e la linea di produzione della porcheria di cui sopra ha bisogno di continui approvvigionamenti. Come rifornirsi di bile di orso della Luna? Potrebbero fargli girare sistematicamente le balle ogni minuto per raccoglierla quando la vomitano (travaso di bile do you know?) e questo sarebbe comunque un metodo idiota ed irrispettoso… ma loro fanno di peggio! Chiudono l’orso in una gabbia della grandezza sufficiente a contenere esclusivamente l’animale senza dargli la possibilità di muoversi (e i cinesi nello stipare le cose nel minor spazio possibile sono dei veri specialisti… ne riparleremo, vedrete) e gli infilzano nel corpo un catetere biliare da cui, costantemente, l’animale viene munto. Per tutto il suo tempo vita. Fino alla morte. Ogni secondo.

Allora… vi piacerebbe nascere in una gabbia grande abbastanza solo a contenervi, farvi infilare in corpo un catetere e farvi mungere per tutta la vita senza possibilità di muovervi? Per tutta la vita? A me no! E lo trovo na barbarie senza fine. Senza definizione possibile. Senza pena immaginabilmente proporzionata!

Se fosse una episodica sfuriata di folklore… io non mi permetterei di calcare così la mano ma… anche il governo (con cui noi trattiamo quotidianamente) incentiva, permette e tutela con appositi provvedimenti le linee di produzione della bile. Permette, tutela ed incentiva questa barbarie. Un essere vivente segregato a vita in uno spazio a malapena sufficiente a contenerlo, munto di una sostanza inutile… per fini commerciali! In tutto il territorio cinese!

Credo basti per far riflettere… ma vi linko un indirizzo video…

PRIMA DI PARLARE O COMMENTARE GUARDATE! Perché commenti idioti porteranno di sicuro ad una vendetta tremenda ed una equiparazione con il popolo di cui sopra nella mia considerazione!



Torneremo presto a parlare di questi signori!

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.sabato, 27 giugno 2009.


Il sabato del Villaggio e la domenica del Corriere

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Tutto quello che non vi hanno detto… cioè… più o meno!

Don Giampaolo non esiste… i problemi grandi come una città, invece, sì. Don Giampaolo è una fantastica invenzione della CEI, Conferenza Episcopale Italiana. I beneficiari reali del vostro 8x1000. Sì perché vi commuovono con la musica di Mission, vi convincono che i vostri soldi faranno sorridere i bambini, aiuteranno le mamme a stare meglio assieme, trasformeranno problemi grandi quanto una casa in quartieri pieni di amore e concordia… vi indurranno a firmare facendo leva sui vostri sentimenti e sulla vostra buona fede… e invece…

Invece la CEI si intasca tutto… e decide di propria iniziativa come dividere i soldi. Alle missioni va davvero pochissimo. I vostri soldi? Una quota degli stipendi… ovviamente prima di cardinali e vescovi. Come se non bastassero tutte le partecipazioni che attraverso le loro banche hanno in una serie di simpatiche aziende (Leggi Krupp, azienda leader nel mondo nella produzione di carri armati). Ai sacerdoti di frontiera vanno gli spiccioli… e nemmeno i diritti d’autore sul nome e cognome… che tanto è tutto inventato.

Mi sento preso in giro a saperlo… e mi incazzo…

Sarei contento di devolvere il mio 8x1000 ad enti specifici: la tal parrocchia, la tal comunità, il tal progetto… invece se lo do alla chiesa… tutto in un unico calderone col diritto di prelazione di signori che non hanno bisogno dei miei soldi. Teoricamente non ne hanno bisogno… in pratica li succhiano quasi fino all’ultimo centesimo (che, non dimentichiamolo… lui e solo lui è invece destinato a Don Giampaolo di cui sopra). Ma questo non si può fare… c’è il 5x1000 per quello… meno soldi, ok, ma puoi destinarli dove meglio credi.

Io personalmente ho destinato alla LAV il mio 5x1000… perché credo nella serietà di una associazione che si batte da decenni per l’abolizione di ogni forma di violenza e brutalità sugli animali. Su tutti gli animali. L’8x1000 è andato ai Valdesi. Perché anche se non sono un credente… conosco l’operato di quelle comunità e ne ho potuto constatare la serietà e la collegialità nelle decisioni (anche in materia di spartizione di denaro).

Non fatevi prendere per il culo… ripetetevi… Don Giampaolo non esiste! E se il 5x1000 volete darlo alla Chiesa… scegliete bene l’ente, non fatevi fregare. Scegliete un percorso specifico e sicuro. Suggerirei la comunità di Sant’Egidio: trasparente nella gestione, coraggiosa nell’operato quotidiano, favolosa nel progetto (far nascere bimbi sani da mamme sieropositive). Attenti a come destinate i vostri soldi. Il 5x1000 non è tanto… ma immaginate un sacco di 5x1000 spesi male!


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.venerdì, 26 giugno 2009.


... Info di servizio...

per un disguido tecnico la puntata di ieri di "D'amore, di morte e di altre Accademie" non è andata in onda. Riprenderà regolarmente giovedì prossimo.
Ed ora...

La Sicurezza del Venerdì

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L’acqua fa male! Cioè… non ha mai fatto male a nessuno ma… qualcuno da tempo lo sostiene.

Entra in casa tua con la scusa di una simulazione gratuita. E di una lezione di fisica a basso costo su concetti come l’osmosi inversa e l’elettrolisi. Che ai tempi non del colera, ma della crisi, buttale via le lezioni gratuite. La dimostrazione dura dall’ora all’ora e mezzo. Richiesta ed indispensabile la presenza di tutta la famiglia riunita.

“Qui si parla di salute…” ed un sorriso ammiccante danno più o meno l’inizio a questo rito collettivo nel quale la santissima acqua di casa, quella in bottiglia di PET per capirci, viene sottilmente demonizzata con tecniche di convincimento psicologico ben rintracciabili in:

- una serie sterminata di manuali d’accatto per autodidatti da supermercato

- i manabili segreti di simpatiche sette come la CIA, i piccoli torturatori arabi, il KGB et similia

Un gioco splendido, da fare con tutta la famiglia. Spara addosso al residuo fisso. Ti raccontano che l’acqua in natura dovrebbe essere solo H2O. Su questo conveniamo tutti. Come conveniamo che in un sistema economico perfetto non esiste concorrenza perché non c’è bisogno di concorrenza, che in un piano inclinato perfetto non esiste attrito et similia. Purtroppo l’acqua scorre tra le rocce, dilava, sgorga… e dentro ci trovi qualche particella che non appartiene né alla famiglia dell’idrogeno né a quella dell’ossigeno. Particella che tendenzialmente l’uomo assume da più o meno 5 milioni di anni (fingendo di non vedere che l’acqua è in bottiglia solo da qualche centinaio… e non ha mai ucciso nessuno). Dopo aver demonizzato il residuo fisso ti dicono che i guai non finiscono qui… fossero bottiglie di vetro le tue… staresti più tranquillo. Ma siccome il vetro ormai è anti-comodo… il vero nemico dei tuoi reni potrebbe (il condizionale è sempre d’obbligo) essere la plastica.

“Gli imballi signora… il sole sui piazzali dove le balle sono parcheggiate… mesi e mesi… le intemperie… la plastica potrebbe cedere delle particelle e quelle fissandosi all’acqua vanno nei reni – perché nei reni vanno – e… si sa il PET è lo SCARTO del petrolio…” (siccome invece la plastica è il primo vapore puro del petrolio)!

Non usano mai l’indicativo presente… sarebbe troppo facile dire “L’acqua delle bottiglie, signora, è il demonio”. Il risultato sarebbe un gavettone, lezione a monte, a monte la vendita… a monte il lavoro. No… il condizionale… che è più efficace per… spaventare. Ovvio, in totale assenza di studi medici che dicano – anche solo uno – “Sì, i signori dell’osmosi inversa hanno ragione!”

“Ma lei può sempre bere l’acqua del suo rubinetto signora che è buona, qualitativamente controllata ed a bassissimo residuo fisso (le famose particelle)”. Solo che poi incomincia un altro sottilissimo discorso su quanto sono sporche le autoclavi di questi tempi, su quanto arrugginiti siano i tubi che portano in casa l’acqua e… così via…

“Poi, sa signore, in America – e questa la passano come informazione di colore – tutti lo stanno acquistando perché depura anche da eventuali veleni appositamente disciolti nell’acqua… sa… i terroristi…”.
E di colpo anche le particelle di residuo fisso disciolte nell’acqua diventano sataniche nemiche della nostra salute. Pericolosissime furie pronte a ucciderci. Ad attentare alla nostra salute.

L’acqua… che beviamo così (o molto peggio) da sei milioni di anni…

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.mercoledì, 24 giugno 2009.


We, Us and Everyone we know

0003

Il fascino cornuto dell’ordinario… (della scrivania accanto)

Chiama 113 per ladro,ma è l'amante

Pavia, marito scopre di essere tradito

Ha chiamato il 113 chiedendo alla polizia di intervenire subito a casa sua per la presenza di un ladro. Gli agenti si sono precipitati nell'appartamento di un professore universitario, in pieno centro a Pavia, ma invece del ladro hanno trovato nascosto un uomo seminudo e spaventato. Tra l'imbarazzo generale, tutti i presenti hanno capito che non si trattava di un malvivente, ma dell'amante della moglie del professore. La storia che ha messo in subbuglio l'università di Pavia, una delle più antiche e prestigiose d'Italia, perché i protagonisti sono due docenti e un assistente dell'ateneo. In città e nell'ambiente accademico è cominciata la caccia ai nomi. Ma per il momento di noto e confermato c'è solo il rapporto dei poliziotti che non hanno potuto fare a meno di stendere la relazione del loro intervento. Sono le 8 del mattino di alcuni giorni fa quando il docente esce da casa, per recarsi all'Università. La moglie, pure lei docente, resta a letto. Quel giorno non ha nè corsi nè esami. Il professor si incammina verso l'ateneo ma dopo qualche centinaio di metri si accorge di aver dimenticato qualcosa a casa, pare le chiavi della sua scrivania. Non è neppure passata mezz'ora e, convinto che la moglie stia ancora dormendo, rientra silenziosamente. Nel buio vede un'ombra furtiva nel corridoio. La sagoma cerca una via di fuga, ma l'accesso verso la porta di casa è sbarrato dal docente. Allora si infila in una stanza e si chiude a chiave. Con il cellulare in mano digitando il 113, il professore corre preoccupato in camera da letto, ma la moglie sembra tranquillamente addormentata. La volante nel frattempo è arrivata. I poliziotti salgono in casa, intimano all'intruso di uscire dalla stanza in cui si è rifugiato. Ed ecco la sorpresa: il ladro è un assistente che il docente conosce bene. Pare anche sia seminudo e questo particolare non lascia più dubbi. Si è alzata anche la donna, l'atmosfera è talmente turbata, i volti così pallidi che nessuno sa dove guardare. "Vi prego di scusarmi", dice il docente ai poliziotti. Gli agenti fanno il loro lavoro, prendono le generalità di tutti ed escono. Nella relazione accennano semplicemente ad un equivoco, un falso allarme insomma. Quello che si sono detti dopo marito e moglie non è più materia da verbale di polizia.
A parte che purtroppo il giornalismo di cronaca spesso omette una serie di particolari interessanti e davvero irrinunciabili del tipo:

- Cosa indossava esattamente l’assistente mentre usciva dalla porta sotto il pressante ma crediamo educato invito della forza pubblica? Non è cosa di poco conto, infatti, capire se, oltre ad arrivare al portone, entrarvi e salire le scale sia anche riuscito a sfilarsi la parte di sopra o quella di sotto. Indossava ancora le scarpe? Era in calzini? Di che colore please?

- Quali sono state le parole, le prime, udite dai vicini mentre si avviava il compassato chiarimento tra moglie e marito? L’incredibile forza d’animo del docente, già manifestata con le semplici parole “Vi prego di scusarmi” non può aver partorito un semplice “Puttana – Vecchia stronza”… sono sicuro che ci sia stata una ricerca molto più fine. Tutta da indagare.

- Quali sono i commenti nel bar sotto la questura. Nessun giudizio sugli attori in causa può essere più obiettivo di quello fornito dagli operatori che hanno prestato il primo intervento.

Dopo le scazzottate in autolettiga per “lavar nel sangue” l’onore ferito, anche davanti ai bambini… il cortese cornuto entrato oramai a pieno diritto nella classifica degli emblemi viventi della commedia sexy all’italiana – nella parte ovviamente del perdente – squarcia un velo sul triste destino riservato al baronato…

Per ora i precari vi prendono le mogli… domani passiamo alle cattedre!

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.martedì, 23 giugno 2009.


Il Signor Dardi

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“Ma tu… - era una ragazza coi capelli per parte neri, per parte rosso zolfanello a parlare, canotta militare sdrucita e jeans a mezza gamba larghi e abbondanti sotto il cavallo – tu sei Dardi!”. Si era parata innanzi all’uomo ossuto e piccoletto che se ne stava rannicchiat in posizione ovoidale appena appoggiato alla colonna del porticato. L’essere vivente seduto smise di vegetare e di biascicare quella domanda che non trovava ancora dentro di sé una risposta per alzare gli occhi ed appoggiarli delicatamente sul viso di lei. “Chi sono io?!”.

“Tu sei Dardi… ne sono sicura… ci siamo conosciuti per caso sul treno per Taranto… ricordi?” “Scendevamo da Ancona?!”

“No… almeno io no… venivo giù da Roma…tu sei Dardi… non sapevo fossi anche tu di qui…”

“Chi sono io?!”.

La ragazza scosse la testa, gli si avvicinò fissandolo e guardando le due memorie magnetiche che l’uomo aveva adagiato ai suoi piedi
“Hanno collassato anche le tue?”

“Come hai detto che mi chiamo?” fece lui con aria smarrita e cogitabonda… “Il nome mi suona familiare… mi ricorda qualcosa… è da quando sono uscito da quel negozio che non ricordo più nulla… ero venuto qui con… con queste memorie… e…”

… “E non ricordi più chi sei… non ricordi più chi sei perché è tutto lì dentro vero? Tu sei Dardi, il profeta del blog Dardinet… “…

“Dardi… Dardi…” un sorriso prese ad accendersi sul volto spigoloso dell’uomo, immediatamente seguito da un repentino e preoccupatissimo punto di domanda “Sì, ma Dardi come? Avrò un nome…”

“Questo non lo so, caro… per me sei Dardi di Dardinet… e basta…”.

Come folgorato da fotovoltaica illuminazione, con uno scatto l’uomo si mise in piedi. Guardò la folla tremante e preoccupata. Fissò ancora una volta le sue memorie magnetiche che giacevano lì ai suoi piedi. Le sollevò in aria come volesse quasi esporle in trionfo… poi, con uno schianto fragoroso le schiantò in terra. Tutte e due assieme.

“Io sono Dardi – un momento di silenzio… ma non era una pausa da scandire col tempo ed il tono giusto, non era una sincope cercata… semplicemente si rendeva conto di non avere un nome, di non ricordarlo. – Sono… il Signor Dardi!”.

La folla ammutolì di schianto. Qualcuno alzò gli occhi verso di lui. Qualcuno lasciò cadere di stupore quanto portava in mano e si mise in ginocchio.



…to be continued!


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.lunedì, 22 giugno 2009.


La Catastrofe è Inevitabile

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“Sei a rosso coglione!” e non credo sia passata inosservata o inascoltata come notizia. La spia si è accesa da qualche minuto secondo. Il nostro pianeta è attualmente in riserva. Abbiamo consumato ben tre mesi prima del concesso tutte le risorse che la terra garantisce ogni anno di poter riprodurre e rimettere in disponibilità.

Questo vuol dire che il nostro motore comincerà a consumare la porzione di risorse che solitamente il pianeta non permette di usare. E significa che l’anno venturo cominceremo comunque con un deficit non ripianabile.

Con quello che costa la benzina – e si passi il gioco di parole!

Se tremo ed ho paura? No, voglio essere sincero. No. In questa condizione non è certo il mio intervento o il mio terrore a cambiare le cose. Né la mia indignazione a modificare le coscienze. Moderatamente ambientalista lo sono sempre stato… nei limiti del civile e del fattibile (che anche l’integralismo ambientale è malacosa). Ho fatto quel che ho potuto per non arrecar danno al pianeta. Ho suggerito. Ho differenziato. Ho consumato con una certa qualche criticità. Ma cari miei a nessuno interessa.

Sveglia a tutti! Piantatela di fare finti moralismi e mettetevi in poltrona. La soluzione è il sistema Bikini. Altro che il bambino nel cestino dell’immondizia che grida “No, che fai mamma? Quel che butti oggi me lo ritrovo sul groppone domani!”. Anche se cominciassimo adesso con una radicale modifica del nostro modus immerdandi signori cari che leggete e vi indignate… i nostri figli saranno comunque destinati al letamaio che abbiamo già preparato loro. Per cui perdonate il disincantato cinismo e per una volta siate obiettivi…

…non ce lo siamo voluto?

Spingere la terra al primo distributore di benzina mi sembra difficile ed abbastanza di cattivo gusto. Io non lo farò. Mi godo la fine in poltrona… vi suggerisco di essere coerenti col vostro stile di vita occidentale, di non usare battute sconvenenti come “Non potevo sapere!” o peggio “Non me lo immaginavo!”… bandire le faccine sconvolte ed accogliere con una bella risata il nostro pianeta che fuma dal cofano, secco sulla piazzola di sosta con le quattro frecce che dardeggiano – finchè ci sarà batteria! Infondo è quello per cui abbiamo sapientemente lavorato ogni giorno!

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.sabato, 20 giugno 2009.


Il sabato del Villaggio e la domenica del Corriere

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Ed oggi… M(i)nzione d’Onore



Seguo tesisti nella materia di cui sono Dottorando di Ricerca da svariati mesi. Mi capita di rendermi disponibile a prestare testi, anche personali, perché vengano utilizzati, manipolati, fotocopiati. Mi capita di correggere, aiutare… fare di più di quel che dovrei.

Mi capita di assistere a spettacoli di enorme tenerezza di fronte a studenti spauriti. Ma anche di assistere al penoso spettacolo di un* tesista più che cinquantenne, alla terza esperienza, che candidamente si fa beccare con le mani nel copincolla. Saccheggiando una serie enorme di testi che io stesso avevo portato perchè fossero consultati. Tentando anche di saccheggiare impunemente un mio saggio bibliografico probabilmente da pubblicare.

E quando dico saccheggiare intendo proprio saccheggiare. Brani interi del libro presi ed incollati uno dietro l’altro. Ciak Ciak Ciak… e la tesi di 78 pagine scritte fitte fitte in Punto 12 invece di un autore (che ha contribuito alla cosa per dodici righi contati e certificabili) ha uno stuolo di fior di esperti della materia presi e depredati così.

In barba ai registri stilistici differenti. In barba alle teorie contrastanti. In barba a tutto.

Come me ne sono accorto? Alla richiesta candida ed obbligatoria “La bibliografia?” mi sono ritrovato davanti un elenco di testi inglesi e tedeschi che nulla avevano a che fare con quelli procurati… tutti rigorosamente citati nei testi saccheggiati.

Si vergogni! E’ la terza laurea… e non ha nemmeno capito che quando copincolla… per non essere beccat* basta trasformare le citazioni bibliografiche usando il testo che si è copiato! E poi… si vergogni… una tesi si scrive. E poi, infine, si vergogni… Qui nessuno è fesso!

Vorrei proprio fare come Mike Bongiorno nel gioco del 9… “Signorina taccia, non mi faccia diventare villano!”…

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.venerdì, 19 giugno 2009.


La sicurezza del venerdì

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Sanno sempre dove siamo! E questo non è il classico delirio d un depresso paranoide con manie di persecuzione. Loro sanno dove siamo. Hanno un metodo, un metodo geniale per convincerci a spiarci, seguirci, pedinarci… conoscere perfettamente dove siamo, dove siamo stati… prevedere dove andremo. Philip K. Dick non poteva immaginare un sistema così perverso. Voyeuristico e compoartecipativo.

La perversione probabilmente sta proprio in questo: in una perfetta applicazione mutatis mutandis della Sindrome di Stoccolma considerata per grandissime linee.

Sei in un ipermercato, sei alla videoteca sotto casa, sei dalla Feltrinelli… e dai a tutti loro la chance di spiarti. Acquisti quello che vuoi… paghi… e fai strisciare una tessera punti magnetica. L’azione più semplice e normale di questo mondo. Oppure semplicemente noleggi un film. E strisci la tua tesserina magnetica.

“Lo sto facendo per i punti…” – “Lo sto facendo per farmi riconoscere e permettere al gestore della videoteca di essere sicuro della persona che sta prendendo a nolo il DVD”. Sì.. tecnicamente vero… ma lo stai facendo anche perché uno zelante omino dietro una anonima scrivania, di fronte ad un antiquato PC connesso ad un semplicissimo server possa sapere esattamente cosa stai facendo e quando. Pardon… cosa stai comprando.

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.giovedì, 18 giugno 2009.


D’Amore, di Morte e d’Altre Accademie

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La cornetta tornò al suo posto. Restò un attimo immobile, lì, a pochi passi dal gomito proibito. Ripensò alla seduta interrotta bruscamente… ripensò immediatamente alla mezza seduta che giaceva nel water… senza che avesse scaricato. Poi il suo pensiero fu distratto ancora una volta. Un ronzio, continuo, sommesso, fastidioso. Nella tasca destra del suo pantalone qualcosa si muoveva, si agitava, protestava per essere degnata di un minimo di attenzione. Il vibracall del suo telefonino cellulare gli titillava impazzito il pelo incarnito sotto la fodera della tasca. Qualcuno gli stava telefonando. Tasto verde, comunicazione aperta… senza nemmeno accorgersi di aver cavato di tasca il cellulare ed averlo portato più o mno all’orecchio. Nemmeno un secondo, neppure uno… semplicemente già il raspare di una voce quasi sommessa “D’Agostino? Ti prego corri immediatamente qui… nel mio ufficio…” e la telefonata si interruppe così, bruscamente… esattamente com’era arrivata.

Il professore non aspetta…

Cercando di ritirarsi su le brache nella maniera più consona, risistemarsi e rendersi presentabile, si era quasi dimenticato del mezzo servizio a cui aveva lasciato la sua seduta. Il professore non aspetta… ripetè quella frase sorridendo, mentre le gambe si muovevano scomposte per far calzare meglio i calzoni, buttando i piedi un po’ più in là del suo passo. Il professore non aspetta… e si sentiva quasi uno dei piccoli villain di un fumetto anni ’60 mentre a cavallo corre verso l’antro del supercattivissimo di turno. Ancora qualche passo… in direzione del gomito che girava verso l’ala di quelli che stan su nella catena gerarchica ed alimentare. Oltre quel gomito… le colonne d’Ercole. A pensarci bene la porta del professore era semplicemente un metro e mezzo prima di quel gomito. Non avrebbe potuto vedere cosa c’era oltre quella barriera immaginaria impenetrabile… ma almeno una sbirciatina oltre l’angolo… quella sì. Mentre il mezzo servizio rimasto veniva ricacciato su a pugni nel sedere – prima colpetti, poi mazzate sempre più decise – cominciò a farsi la domanda più sensata: cosa diavolo vorrà il professore da me? Non mi ha mai chiamato in queste sei settimane, mi saluta solo per sbaglio … la maniglia fu a tiro di dito in pochi attimi. La mano destra si strinse sul pomello, la sinistra diede una bussatina leggera… “Avanti!”. E dischiuse la porta…

Una poltrona in pelle girevole che gli volgeva le spalle. Una scrivania longitudinalmente posta a sinistra della figura, un’altra di fronte a lui, con la faccia rivolta al muro. Dal punto dov’era riusciva solo a scorgere la testa con i radi capelli brizzolati che coprivano in modo scomposto una pelata incipiente. Il capo lievemente ripiegato sulla spalla destra.
“Profes…” ma fu interrotto dal gesto chiaro della mano del suo interlocutore che ancora senza degnarlo di uno sguardo gli impedì di proseguire. La mano si mosse, le dita si contrassero quasi ad invitarlo a muoversi verso di lui. Fu allora che, spostandosi verso la sedia su cui il professore era seduto, si accorse che il cassetto superiore della scrivania davanti al vecchi era aperto… e che la testa del professore era inclinata in quel modo perché stava guardando… guardando lì. Non dentro il cassetto, attenzione… oltre… nello spazio buio che vive dietro i cassetti una volta che li si apre. “Lo vedi anche tu, vero?”. Muovendo ora la mano ad indicare quel che sembrava un buio pieno di significato.

Vergato da Scrivente su richiesta di AleksKuntz alle 15:00
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