... la Fine è imminente... a te la scelta... fuggire o metterti comodo in poltrona a godertela! FACEBOOK: Aleks Kuntz... ma scrivimi che arrivi da splinder!


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damore di morte ed altre accadem
il signor dardi
la catastrofe è inevitabile
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tutto quello che non vi hanno de
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oggi
luglio 2009
giugno 2009











Grafica: Sonia
Immagine: Virtical
Brushes: Ransie3
Da DeviantArt.

.martedì, 23 giugno 2009.


Il Signor Dardi

0003

“Ma tu… - era una ragazza coi capelli per parte neri, per parte rosso zolfanello a parlare, canotta militare sdrucita e jeans a mezza gamba larghi e abbondanti sotto il cavallo – tu sei Dardi!”. Si era parata innanzi all’uomo ossuto e piccoletto che se ne stava rannicchiat in posizione ovoidale appena appoggiato alla colonna del porticato. L’essere vivente seduto smise di vegetare e di biascicare quella domanda che non trovava ancora dentro di sé una risposta per alzare gli occhi ed appoggiarli delicatamente sul viso di lei. “Chi sono io?!”.

“Tu sei Dardi… ne sono sicura… ci siamo conosciuti per caso sul treno per Taranto… ricordi?” “Scendevamo da Ancona?!”

“No… almeno io no… venivo giù da Roma…tu sei Dardi… non sapevo fossi anche tu di qui…”

“Chi sono io?!”.

La ragazza scosse la testa, gli si avvicinò fissandolo e guardando le due memorie magnetiche che l’uomo aveva adagiato ai suoi piedi
“Hanno collassato anche le tue?”

“Come hai detto che mi chiamo?” fece lui con aria smarrita e cogitabonda… “Il nome mi suona familiare… mi ricorda qualcosa… è da quando sono uscito da quel negozio che non ricordo più nulla… ero venuto qui con… con queste memorie… e…”

… “E non ricordi più chi sei… non ricordi più chi sei perché è tutto lì dentro vero? Tu sei Dardi, il profeta del blog Dardinet… “…

“Dardi… Dardi…” un sorriso prese ad accendersi sul volto spigoloso dell’uomo, immediatamente seguito da un repentino e preoccupatissimo punto di domanda “Sì, ma Dardi come? Avrò un nome…”

“Questo non lo so, caro… per me sei Dardi di Dardinet… e basta…”.

Come folgorato da fotovoltaica illuminazione, con uno scatto l’uomo si mise in piedi. Guardò la folla tremante e preoccupata. Fissò ancora una volta le sue memorie magnetiche che giacevano lì ai suoi piedi. Le sollevò in aria come volesse quasi esporle in trionfo… poi, con uno schianto fragoroso le schiantò in terra. Tutte e due assieme.

“Io sono Dardi – un momento di silenzio… ma non era una pausa da scandire col tempo ed il tono giusto, non era una sincope cercata… semplicemente si rendeva conto di non avere un nome, di non ricordarlo. – Sono… il Signor Dardi!”.

La folla ammutolì di schianto. Qualcuno alzò gli occhi verso di lui. Qualcuno lasciò cadere di stupore quanto portava in mano e si mise in ginocchio.



…to be continued!


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.martedì, 16 giugno 2009.


Il Signor Dardi

0002

Quando le porte del centro assistenza furono chiuse dall’interno e le serrande abbassate a metà, i primi proprietari dei dischi rigidi collassati cominciavano già a fare capolino ed a raggiungere il centro alla spicciolata. Il passo di molti era spedito… nessuno di loro si rendeva davvero conto della gravità della situazione. Alcuni avevano un certo sorrisetto sbarazzino sulle labbra. Portavano semplicemente il malato in clinica. Non potevano immaginare che da un momento all’altro qualcuno avrebbe potuto certificare l’irrevocabile stato di morte completa delle loro memorie interne… e per chi ne aveva qualcuna collegata anche delle loro memorie esterne. Tutto era già perduto. Per tutti loro… solo che non potevano saperlo.

Un cartello fu esposto dall’interno della vetrata perché fosse ben visibile all’esterno “Chiuso per lutto”. Gli assediati… fidando sulla inconsapevolezza degli assedianti – nessuno ancora poteva immaginare la serietà della vicenda – cercavano di prendere tempo con una scusa che fosse effettivamente plausibile ed umanamente così seria da essere indiscutibile. Un primo capannello di utenti, con i cadaveri in braccio, si fermò di fronte alla grande vetrata per leggere il cartello. In tutti un moto di tristezza parve serpeggiare. “Che cazzo… tra oggi e domani… insomma… credo di perdermi le prossime due uscite di Dardinet!”. I capelli rasati di fresco, i tratti quasi arabeggianti, un pizzetto duro, ispido e nero ben definito. “Leggi anche tu il blog di Dardi?” era una ragazza, magra, alta, diafana… capelli biondi lunghi raccolti in una coda e sandali di cuoio testa di moro a fasciare piedi lunghi e sottili. “Anche tu?” e come in un telefono senza fili tutti si accorsero di essere assidui lettori del blog che faceva tendenza tra gli internauti più ironici, meno disposti a compromessi con il mainstream… quelli più indie ed incazzati. Quelli che credevano – per dirla come il loro maestro - che la società giusta si costruisce da domani… ma da oggi si screma!

Trentasei… e moto ondoso in aumento… vertiginoso. I lettori della città, della periferia e del più prossimo contado convergevano a tenaglia sul piazzale dove le vetrine del centro assistenza si spalancavano al mondo. Chiuse per il lutto più finto della storia. Con enorme ironia, vista la moria… Tra i più perspicaci, la strana coincidenza che fossero tutti lettori di Dardi prese ad assumere la forma della poco simpatica combinazione.

Poco distante dalla folla che si assiepava, quell’ometto magro, seduto sul pavimento, la schiena appoggiata solo per la zona lombare alle colonne del porticato che avvolgeva il centro assistenza, le braccia ad ammantare le ginocchia e stringerle al petto. Il viso poggiato sugli spigoli ossuti delle sue gambe. Lo sguardo perso nel vuoto… “Chi sono io?”.


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.martedì, 09 giugno 2009.


Il Signor Dardi


0001


"E' un vero mistero signor Dardi... un vero mistero..." - "Crede che si tratti di una nuova forma di infezione?" Il tecnico di laboratorio, dietro la scrivania, si lisciò il pizzetto e strinse gli occhietti dietro le spesse lenti da vista, residuato del vecchio modo di concepire la lotta contro la miopia. "No, signor Dardi... lo escludo categoricamente!" un sorrisetto schivo, tipico di chi sta rispondendo a qualcuno che, per dirla con una vecchia espressione, apre bocca e da fiato. era più o meno la sintesi verbale dei pensieri che veloci il cervello del tecnico elaborava come reazione quasi endemica alla domanda dell'uomo divorato dalla paura dall'altra parte del tavolo.

"Ma com'è possibile? Tutti e due.. in un giorno solo - e la voce cominciava a incrinarsi, a rompesi sotto il peso di un emozione fatta di lacrime e brevi sussulti - e senza che ci fossero segni, sintomi, per quello che succedeva..." Il tecnico alzò la mano destra come una Sicurezza che intima l'ALT. Gli puntò gli occhi in viso... diretti, fissi. "Mi ascolti bene signor Dardi... se ne faccia una ragione: è solo un incidente.". L'uomo dall'altra parte della scrivania abbassò gli occhi. Le dita presero a tamburellare sulla superficie di formica del tavolo da lavoro. Il tecnico si rese conto di essere stato troppo duro. Ne aveva visti di casi così, in passato... ed ogni volta quegli uomini erano scossi come da un senso d perdita, di privazione. Fino ad arrivare a sentirsi privati di una parte di se stessi... alle volte quella fondamentale: l'identità, la memoria. In una parola l'essere. "Signor Dardi... io lo capisco, deve essere drammatico..." - "Lei non può capire, non può capire... - prese un lungo, intenso sospiro - ... mi creda lei non può capire...". E l'uomo rimase fermo lì. Immobile. Divorato da un dolore e una preoccupazione enorme. Non si muoveva neppure. Ed anche respirando... i suoi movimenti erano così flebili da parere assenti. alzò ancora una volta lo sguardo, squadrò l'uomo quasi pietrifica e cercando di fare appello a tutta la pazienza ed alla riserva di tatto che ancora quel lavoro rubava al cinismo "Signor Dardi... la prego... può ritirare le carcasse...> ma quell'uomo non lo ascoltava neppure. Fermo. Quasi scollegato da tutto ciò che attorno danzava. "Signor Dardi..." a voce più alta. "Signor Dardi..." pigiando ancor più sul tasto del volume. Poi fu solo il pugno destro sulla formica del piano di lavoro "Cazzo se lo metta in testa: una scarica, una fottutissima scarica di corrente le ha bruciato i circuiti del PC e della sua unità di Backup esterna...". L'uomo alzò gli occhi... ma il suo sguardo era fisso poco oltre la calvizie sporca ed impustolita del tecnico. "Ha perso tutto... non so cosa fare per lei... la prossima volta faccia una cazzo di copia su dischetto... e lo nasconda in cassaforte!". Poi sollevò la cornetta della comunicazione interna "Se adesso vuole accomodarsi fuori... ho parecchio lavoro lo vede?" indicando alle sue spalle altri computer fuori uso. "Accettazione? Cosa!?". Il viso del tecnico si stravolse tutto d'un botto. Gli occhi sgranati, la cornetta del telefono penzoloni accanto all'orecchio, la bocca leggermente aperta ma quasi inerte, inanimata. "Sono decine... stanno arrivando tutti qui coi loro computer, coi loro dischi rigidi... una moria Roberto!". Il tecnico abbassò lo sguardo, osservò i dischi rigidi illeggibili del signor Dardi. Quello che era successo a lui... stava succedendo ad altri. A tanti altri. Troppi, per essere una coincidenza. Alzò lo sguardo ancora sull'uomo che non s'era ancora mosso dall'altra parte della scrivania. Lo vide ancora fissare un punto indefinito sul muro bianco di fronte. "Forse..." ma si accorse ben presto che parlare ormai non serviva più. Spiegare sarebbe stato inutile. E vano ogni tentativo di chiedere scusa per l'ingiusta sfuriata di prima. "Chi sono io?". Succedeva sempre così... "Chi sono io?"...il signor Dardi aveva appena iniziato.




...to be continued!

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